Opere tessili di Silvia Beccaria

Dati esclusivamente un telaio e delle fibre, costruire una propria filosofia, una propria visione del mondo, una propria lingua con cui raccontare ed affabulare tanto l’esistente quanto l’esistibile. La traccia di un tema, il regolamento di un gioco, una temeraria sfida artistica. Silvia Beccaria la raccoglie, gioca con essa –  con massima leggerezza come in tutti i giochi, con massima serietà come in tutti i giochi – e la rende un affascinante viaggio di virtuosismo e di ironia, di profondità e di capacità tecnica, di equilibri e soavità. La definizione di “fibra” viene da lei estesa ad includere sia i materiali tradizionali della tessitura come lana, lino, stoffa, tessuti, sia – e principalmente – quelli mutuati da altri ambiti operativi come carta, gomma, plastica, metallo, celluloide e quant’altri, fino ad inserirvi anche spighe e foglie di grano secche. Comune denominatore fra i tutti: la tessibilità, la loro adattabilità al telaio, alla rigida flessibilità della trama e dell’ordito.

È questo il metodo con cui Silvia Beccaria costruisce la sua personale lingua, trasformando in grafemi i materiali così selezionati, rimescolandoli fra loro con la grammatica del telaio – machina costruens rigorosa e tecnicamente ingabbiante, e dunque in grado di sprigionare creatività e fantasia filtrata ed esaltata da un meticoloso rigore operativo e da una straordinaria perizia tecnica – ed ottenendone così le opere/testi con cui crea/racconta/dispiega la sua personale visione e ridefinizione del mondo. Lingua, e dunque testi, che sono tanto severi nel metodo di costruzione quanto raffinatamente lievi e poetici nei risultati.

Sta in questo equilibrio dei contrari il fascino ed il vigore delle opere di Silvia Beccaria, il segreto grazie al quale ogni soggetto ed ogni possibile spunto di riflessione, dalla cucina al cinema, dalle culture extraeuropee a quelle radicate nel passato occidentale, dalle contraddizioni della contemporaneità al recupero di tematiche legate alla natura, viene ad essere giocato e reinterpretato con personalissima e riconoscibile cifra stilistica. Uno stile nel quale la cura del dettaglio, l’eleganza e la leggerezza appaiono ancor più stupefacenti nella considerazione che leggerezza e poesia vengono ottenute quasi negando e ribaltando la natura grezza e prosastica di molti dei materiali utilizzati, come se si riuscissero ad ottenere note flautate e vellutate suonando striduli strumenti sonori. Impossibile? Possibilissimo, invece, a patto che, come nel caso di Silvia Beccaria, si possieda una tecnica sopraffina e la convinzione di immaginarlo avverabile.

Ivan Serra

Works of Textile Art by Silvia Beccaria

Given nothing but a loom and some fibers, build your own philosophy, your own vision of the world, your own language to tell stories and charm both what exists and what could exist. That’s the topic of the essay, these are the rules of the game, this is the brave artistic challenge. Silvia Beccaria takes it on and plays with it – with the lightness of any game, and with the seriousness of any game – turning it into an amazing journey into virtuosity and irony, depth and technical skill, balance and softness. She extends the definition of “fiber” in order to include both traditional weaving materials – such as wool, linen, fabric, cloth – and (mainly) those taken from other fields such as paper, rubber, plastic, metal, celluloid and many more, even adding wheat spikes and dry leaves. The common trait in all of these materials is they can be weaved, adapted to the loom, to the strict flexibility of weft and warp.

This is how Silvia Beccaria builds her personal language, transforming highly-selected materials into graphemes, mixing them up with the grammar of the loom – a machina costruens (building machine) that is rigorous and technically binding, and which therefore can free creativity and fantasy, filtered and exalted by painstaking operative severity and extraordinary technical skills. This is how she is able to achieve pieces of work/text with which she creates/narrates/explains her personal vision and re-definition of the world. Her language, and her texts, are as strict in the way they are built as they are elegantly light and poetic in the final result.

The charm and strength of Silvia Beccaria’s work is in this balance of contrasts: this is the secret that allows her to play with and reinterpret with a very personal and recognizable artistic signature any subject and any possible inspiration, from cuisine to cinema, from far away cultures to those rooted in the western past, from the contradictions of contemporaneity to the recollection of themes tied to nature. The attention to detail, elegance and lightness in her style seem even more impressive considering how she achieves levity and poetry almost by negation, by turning the raw and prosaic nature of many of the materials she uses upside down. It is as if she could play smooth, velvety sounds from screeching instruments. Impossible? Not at all, actually, if – as in Silvia Beccaria’s case – you have superb skills and the strong belief you can make that come true.

Ivan Serra

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